La storia dell'evasione di Caravaggio dal carcere di Forte Sant'Angelo a Malta e come arrivò in Sicilia.

L'arresto di Caravaggio a Malta nell'agosto del 1608 fu il punto di non ritorno per un uomo già braccato dalla giustizia pontificia. Rinchiuto nella cella di massima sicurezza di Forte Sant'Angelo, una fortezza inespugnabile circondata dalle acque del porto di Birgu, il pittore sembrava ormai spacciato. Era stato incarcerato in seguito a una violenta rissa che aveva coinvolto un cavaliere dell'Ordine, lasciando ferite gravi. Per un cavaliere di grazia magistrale quale era diventato da poco, la prigionia in quel carcere scavato nella roccia significava un processo certo, la perdita dei titoli e, molto probabilmente, una condanna a morte.
Eppure, nell'ottobre del 1608, l'incredibile accadde. Le modalità esatte della sua fuga restano ancora oggi avvolte nel mistero, alimentando il fascino leggendario del personaggio. Come potesse un prigioniero evadere da una fortezza insulare superblindata, le cui pareti a picco sul mare erano costantemente pattugliate, rimane un enigma storico. Gli studiosi concordano sul fatto che una tale impresa sarebbe stata impossibile senza una fitta rete di complicità altolocate.
Molto probabilmente, potenti protettori interni all'Ordine — o persino lo stesso Gran Maestro Alof de Wignacourt, desideroso di disfarsi di un ospite tanto geniale quanto intrattabile e pericoloso senza scatenare un pubblico scandalo — chiusero un occhio o facilitarono attivamente la sua evasione. Si favoleggia di una calata notturna lungo le mura verticali per mezzo di funi o di una complicità tra le guardie che gli permise di sgattaiolare fuori e salire a bordo di una nave in partenza.
Fuggito nel cuore della notte, l'artista si diresse precipitosamente verso la salvezza imbarcandosi per la Sicilia, e sbarcò dapprima a Siracusa. L'impatto con la terraferma fu viscerale: accolto dall'amico d'infanzia Mario Minniti, rimase folgorato dalle enormi latomie siracusane, che ispirarono immediatamente la sua visione artistica nel drammatico Seppellimento di Santa Lucia.
Tuttavia, la paranoia non lo abbandonò mai. Conscio che i sicari dei Cavalieri di Malta erano sulle sue tracce per vendicare l'affronto subito, Caravaggio visse il soggiorno siciliano in un costante stato di allerta, pronto a fuggire di nuovo. Fu questa stessa urgenza di sopravvivenza a spingerlo, poco dopo, a risalire la costa verso Messina, dando inizio all'ultimo, febbrile capitolo della sua parabola creativa.
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